San Gregorio Maggiore

Una passio racconta che Gregorio, sacerdote di Spoleto, denunziato per la sua fede e per il suo proselitismo, subí il martirio nella propria città Sub Diocletiano. Fu sepolto il 23 dicembre vicino alle mura della città presso un ponte di pietra, per opera di una pia donna di nome Abbondanza. Nella narrazione si susseguono interrogatori, vari supplizi, miracoli e visioni, ma essa fa parte delle composizioni prive di ogni valore storico: "Tutto manifesta l'invenzione: i nomi dei personaggi, i luoghi comuni dell'interrogatorio, il succedersi dei supplizi classici, il meraviglioso dietro comando, lo stile affettato". Il santo è sconosciuto a tutte le fonti agiografiche prima di Adone, il quale lo conosce esclusivamente attraverso la passio. Il Delehaye, seguito dal Lanzoni, avanzá la ipotesi che il Gregorio di Spoleto debba identificarsi con Gregorio di Lilibeo. L'unico argomento in favore, però, è dato dal fatto che sia il martire di Lilibeo sia quello di Spoleto siano stati uccisi sotto un tiranno Tircano. Infatti nella Vita di s. Gregorio di Agrigento, unica fonte per Gregorio di Lilibeo, scritta da Leonzio abate di S. Saba di Roma verso la fine del sec. VII, è narrato come questo santo fu gettato nella prigione, dove era stato rinchiuso Gregorio di Lilibeo, il quale vi aveva subito il martirio per opera del tiranno Tircano. L'autore della passio di Gregorio di Spoleto, voleva cosí celebrare s. Gregorio di Lilibeo, trasportandolo a Spoleto, secondo i metodi arbitrari degli agiografi del tempo.
È però da osservare che secondo il Lanzoni, la passio di Gregorio di Spoleto sarebbe stata composta "tra la fine del V e il principio del VI secolo" (p. 438), per cui, se quella di Gregorio di Agrigento fu composta alla fine del sec. VII, il preteso plagio diventa problematico. Del resto gli stessi commentatori del Martirologio Romano scrivono: "Coniectura est, quae certiora postulat ad minicula, hunc Gregorium alium non esse a Gregorio episcopo Lilibaci, a Spoletanis cultum".
Il Delehaye poi ha studiato una passio di s. Giorgio di Lydda, conservata nel ms. 3789 della Biblioteca Nazionale di Parigi nella quale l'agiografo ha copiato la passio di s. Gregorio di Spoleto, cambiando i nomi e la data.
Gregorio di Spoleto fu accolto da Adone nel suo martirologio al 24 dicembre, donde passò in Usuardo e, tramite questi, nel Martirologio Romano sempre alla stessa data. Nel Sacramentario Leoniano alle date del 23 aprile e del 24 novembre è ricordato un martire di nome Gregorio, venerato a Roma; alcuni studiosi pensarono a Gregorio di Spoleto, ma si tratta in realtà di s. Giorgio di Lydda festeggiato a Roma, in questo giorno da alcuni codd. del Geronimiano.
Nel sec. X, s. Bruno, arcivescovo di Colonia, trasferí le reliquie di Gregorio nel duomo della sua città, il che diede origine ad una iconografia esclusivamente locale. Nelle scarse figure del santo (la vetrata trecentesca del duomo e il frontespizio del Messale di Colonia) Gregorio è raffigurato in abiti sacerdotali con un libro in mano, la palma del martirio e la spada con la quale venne decapitato.


Autore: 
Filippo Caraffa 

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